magnifica desolazione

Le sere d’inverno corro nelle stradine fra i boschi

E’ un momento mio

Appena mi allontano dall’ultima luce l’occhio si abitua.

E nel buio smette di vedere gli inutili dettagli della vita quotidiana.

Quasi subito gli alberi scheletrici che mi sovrastano diventano neri.

Quasi subito sopra di essi appare il cielo stellato.

Il silenzio delle luci lontane della città quasi irreale.

Ma fra quelle luci quanto dolore, quanta disonestà, per nulla.

Allora capisco che corro per allontanarmi.

Allora corro più veloce fino a che la fatica degli anni e la salita

mi riducono a un passo contemplativo.

Ed è allora che, seguendo con i piedi quella piccola striscia di asfalto,

i miei occhi seguono quella striscia di cielo

che corre parallela fra i rami su di essa.

Le stelle ardenti sono per noi  che corriamo fra i boschi.

Quanti pensieri penso insieme,

e quanti pensieri dimenticati

come fantasmi escono da ogni direzione.

I sogni che ho fatto per tutta la vita

infinitamente lontani dalle stelle che volevano toccare

stanno come corvi neri su rami neri

pronti a scagliarsi su di me appena cedo.

Quanto si è scolorito il mondo da quando c’eri tu, nonnina cara!

Mi restano idee ma so che non saranno della mia vita.

Vorrei una carezza per alleviare questa malinconia che mi consuma.

Vorrei avere più bellezza ma già tremo per tanta meraviglia che mi sovrasta.

Vorrei amare di più ma già muoio d’amore.

Allora fermo il mio cammino dove finiscono gli alberi

e lascio il mio cuore nero in questa magnifica desolazione.

crocifisso

Così mi sento:

per ogni bacio che vorresti da me e non hai

io mi sento bruciare.

Ogni volta che vorresti essere stretta a me e non lo sei

io mi sento bruciare.

Per tutti i metri e kilometri di parole inutili che metto tra me e te

io mi sento bruciare.

E quando ti avvicini,

e quando sei di fronte a me,

e quando sento su di me il peso disarmante della tua fragilità,

Io resto immobile

Crocifisso dalla tua bellezza

Se non possono le mie mani
ti accarezzino le mie parole.
E i baci che posso solo dirti
siano un ponte d’acciaio fra le sponde
di questo mare che ci divide.
Non esiste confine
non esiste oblio
fra di noi c’è solo luce.
Le mie braccia già ti stringono e tu sai come
Ho gli occhi nei tuoi e si disperde ogni distanza.
Non piangere
non spegnere il tuo sorriso
e io così ti ripagherò:
Con mille rose
Con mille baci
Con mille pensieri di te
Con mille fili d’erba
Con mille carezze
Con mille calici di vino
Con mille sospiri
Con mille diamanti
Con mille caramelle innocenti
Con mille idee piene di vergogna
Con mille lucciole fra i boschi
Con mille galassie che saranno tue se vorrai
in quella notte che starà appoggiata sulla terra come starai tu
con il corpo che affonda in essa
e gli occhi innamorati dispersi in cielo.

Oggi ho visto i tuoi occhi farsi lucidi per me
e ho visto una bellezza diversa.
I tuoi occhi hanno il colore del cielo azzurro:
non quello di una giornata di cielo azzurro come tante altre. Hanno il colore del cielo azzurro

di un giorno ventoso e terso
sospirato e atteso
dopo mesi di nuvole grigie.
I tuoi occhi sono come l’oceano in cui naufragare Profondi, avvolgenti e invincibili.

I tuoi occhi sono come pioggia che cade nella mia bocca assetata Pietosi, vitali e benefici
I tuoi occhi sono il coltello del macellaio sul mio corpo Impietosi, rapidi e precisi

I tuoi occhi sono di rose, lavanda e stelle alpine Sensuali, limpidi, elevati.
I tuoi occhi di carezze e baci non dati
Di mondi sconosciuti e già più belli.

I tuoi occhi sono gli occhi lucidi di una donna Che guarda
Ma quando li chiudi e li riapri per guardare me Fanno sembrare il sole una candela.

a Giorgio

Così
sei venuto a me
ed io ti vesto da subito di amore infinito.
D’ acciaio e’ la mia pelle
e di cobalto gli occhi;
non ti ho
ne’ cerchero’ mai di averti
ma ti custodisco.
Io sono il cibo che hai
Il tuo primo scudo
la tua prima lancia
Il tuo primo martello.
Usami senza ritegno.
Mia e’ la scelta
Al di la’ della tua volonta’.
Cosi’
sara’ finche’ esisto
E oltre se possibile,
figlio mio.

a Giorgio

Vorrei essere preciso
usando la lucidità che resta
per calcolare il tempo che ho
prima che tu mi abbia alla follia.
Ogni singolo respiro che tratterrai per ascoltare me
toglierà centoquarantasei respiri miei
Se socchiuderai gli occhi sappi che aprendoli
ogni battito di ciglia graverà per nove virgola ottantuno newton sulle mie spalle
Se ti scioglierai i capelli per me
ogni capello frusterà la mia schiena
con una velocità di  trecentotrentuno metri al secondo
Qualunque parte di me toccherai con le mani fredde
raggiungerà in pochi secondi meno duecentosettantatre virgola quindici gradi
Il tuo cuore circonda almeno tre virgola centoquarantuno volte il mio
quindi già lo contiene
rendendo di fatto inutile la circolazione del sangue in esso
Stando nuda di fronte a me
attrarrai
almeno sei virgola sessantasette volte più di quanto possa contrastare
Quindi stando così la realtà
non conoscendo altre meccaniche da applicare
ho forse il tempo di una passeggiata
di una camminata corta
sotto un normalmente sereno cielo stellato
prima di assaporare la vita dalle tue labbra
e morire a tuo comando.

Meccanica d’amore

Andiamo
Lascia a casa la tua età
perché con me non serve
Vestiti come un cristallo e saluta migliaia e migliaia di pensieri
Tu sei la mia rosa cromata
e a trecento e più kilometri all’ora corriamo e ci amiamo
in equilibrio in piedi sulla più veloce delle mie moto
La tua schiena metallizzata riflette la luna
che io bacio poco più sopra delle spalle
Il motore e il vento sono furiosi
gelosi delle tue braccia distese come ali d’alluminio
e delle tue labbra che aspirano aria
mentre i seni protesi aerodinamici
dividono ogni geometria terrena in sottomultipli e banalità
elettrici i tuoi occhi come irriconoscibili strumenti di seduzione
Sono nella tua scia da millenni e mi trascini
ti tengo ai fianchi e so che accelererai
sei alcool e benzina
e palpita quel motore segreto che ci spinge l’uno attraverso l’altro
vibra nelle vene e spinge il sangue bollente
e proietta i giri sul quadrante pallido della luna
Ora
le voci di tutti gli amici sovrastate
le poesie che ti ho scritto dietro di noi
rotolano confusamente come foglie
le altre donne sono lì come pietre
non vedo che il cono di luce di fronte a noi
nel delirio privo di distanza.

Ritrosia

Avendo la luna
con la luna pagherei un tuo bacio
Avendo l’oceano
con il suo abbraccio ti abbraccerei
Ma se il denaro dovesse comprarti
spenderei per averti
finchè il denaro stesso non avesse più valore,
finchè per tutto e niente ti saresti concessa a me.
Le mie parole sono acqua e non le puoi fermare
ti allagheranno il cuore
e scioglieranno i dubbi che hai.
Sai che sarai mia perché non potresti sorridere così ad altri.
Sai che è fuoco quello che sentirai sulle labbra
e ghiaccio lungo la schiena.
Allora perché questa ritrosia?
E’ stato il Sole a metà di quella metà del cielo
di quel pomeriggio d’estate
a mostrarti così bella
che non avrei più potuto dimenticare.
So che ti piace stare ad ascoltarmi
Io là a dire parole e parole
e tu
ad ascoltare sorridendo.
Allora perché questa ritrosia?
Ti vorrei in un prato di montagna
Ti parlerei di tutto ciò che so
così vicino a te che sentiresti con la pelle e vedresti con gli occhi appena socchiusi.
Vagherei attraverso te
raccontandoti delle strade che ho percorso e di quelle che ho tracciato
degli uomini e delle donne che ho incontrato e visto
dei mestieri e delle arti, delle scienze e delle poesie.
Ma già saresti affamata di orizzonti,
placheresti la mia solitudine,
e poi correremmo sulla moto in pianura
senza idea della metà.
Vorresti fermarti solo per il tempo dell’amore e della benzina. Allora perché questa ritrosia?
Vecchi e impauriti, dovremo restituire l’anima povera di questo amore?
O vantarci di aver assaporato sulle labbra
ciò che non può essere preteso o comprato
ma solo desiderato?

Ho visto cose nella vita
ma nulla che si paragoni a te.

Un giorno ho sentito fra queste montagne il vento di Fohn
caldo e profumato
riecheggiare con il nome della primavera alle labbra:
nulla se paragonato al tuo respiro.

Quando la strada si liquefa sulla scia delle motociclette lanciate
provo piacere
per il percorso e il traguardo
il modo che ho di affrontare la vita:
nulla se paragonato al tuo profilo di donna.

E se il buio mi sorprende per ciò che cela e deforma
e la luce perché è bello questo Sole
ed é bello ciò che questo Sole illumina
dovrei tornare da te a dirti mille volte
che è nulla se paragonato a te.

Quando la vita appena mi sorride
quando distrattamente si ricorda di quanto ami e odi
il suo passare di cose lento
quando assisto all’incastro dell’evento che diventa storia
tessuta e non tessuta
ho felicità nelle vene più che sangue
e galleggio in questo mare di fragilità umane.

Tributo di dolore

Avrei potuto vivere così tutta la mia vita
Sognando
In modo infantile
Ogni pensiero
Sognando di vivere
Di soffrire
Di amare
Di lavorare
Per una ricompensa sublime che non sarebbe mai arrivata
Non qui sulla terra.
Maggiormente soffro perché
Era bello
Meno triste
Svegliarsi in quello stato di grazia e amore per le cose
Vicine e lontane.
Ero un grande sognatore
Ma ora mi sono svegliato.
Non guardatemi come uno che cade dalla moto
Perché non ci sa andare
Piuttosto
Come uno che cade
Perché vuole cadere
Perché non conosce altro modo di arrestare la sua corsa
Si sono rotti i freni
In fondo al rettilineo della mia giovinezza
E a questa velocità non si può curvare.
Vorrei dirti madre mia
Che più di tutte le cose amo
Non guardare indietro a cercare una mancanza che non c’è mai stata
Semplicemente troppo sensibile è il mio cuore
Per questo mondo
Non è una ferita mortale che mi ucciderà l’anima
Ma essa si dissangua
Come se nuda andasse fra i rovi.
E non potrà versare un tributo di dolore
Più grande di sé.

Se ti dicessi che …

Se ti dicessi che sei il temporale che placa l’arsura
sarei falso in parte
perché più di ogni cosa mi rinfresca
la tua vista
più di ogni cosa
mi incendia l’estate che è in te.
Per quei minuti che ti vedo
che non smetto di contare
è un po’ come se piovesse
acqua e fuoco.
Non so se fuggire o restare.
Non so di soffrire se soffro.
Non so di volere se voglio.
Penso che
se avessimo trecento anni da vivere
cento li passerei a guardarti sotto la pioggia
cento a sognarti
nel fuoco che mi consuma
cento come musica per celebrarti;
ma anche trecento fra le tue braccia
come un albero tu io come il vento
Allora
per farti mia
ti cullerei
Distenderesti i tuoi rami
per farti meno fitta
Raggiungerei ogni parte di te
e soffierei forte
fino a farti pulsare all’unisono
fino a farti volare
fino a farti disperdere le tue radici mortali
in cielo
Ora qui ora là
germoglieresti
sarebbe il mio segno su di te
e anche se è follia solo il pensarlo
ti farei più bella
Ma ancora non abbiamo tanti anni
per noi
Solo pochi minuti mi regala il giorno di te
e li attendo come si attende chi viene da lontano.